Chiacchiero con mia madre e lei mi racconta come, in mia assenza, abbia visto qualcuno infilarsi velocissimo in camera mia. Pensando che fosse la zia – per quanto fosse strano che si trovasse lì a quell’ora del mattino, e che entrasse nella mia camera – l’ha raggiunta, per poi trovare la stanza deserta, come il resto della casa in quel momento. Non poteva essere un ladro o qualcuno proveniente dall’esterno: è difficile introdursi in casa e gli sarebbe stato impossibile scappare dalla mia camera, o tanto meno nascondersi. Ma allora, chi era quello lì?
Formuliamo varie ipotesi, dall’illusione ottica alla suggestione, fino alla piú astrusa: una presenza. La chiamiamo proprio così, senza tirare in ballo nomi piú tradizionali ma di certo inquietanti. Io sono l’illuminista di famiglia, e la prospettiva mi fa ridere: fantasmi nella casa in cui sono cresciuta, in una casa del centro rinnovata completamente negli anni ’60? Via, non scherziamo. Ci deve essere un’altra spiegazione, e nella mia mente si affaccia la poco gradevole idea che mia madre abbia le visioni.
Continuiamo a parlare: lei non condivide questo mio atteggiamento spavaldo nei confronti della faccenda. Mi chiede se mi ricordi di Francesca; a dire il vero ho ricordi confusi di lei, ma non della sua vicenda. Era una delle migliori amiche di mia madre, e rimase uccisa da un colpo partito accidentalmente al fidanzato poliziotto che stava pulendo l’arma. Era giovanissima quando morì.
Mia madre mi racconta che, tempo fa, ha incontrato i familiari di Francesca. A quanto pare sentono ancora la presenza della figlia: ad una certa ora della notte, odono un rumore di tacchi incedere veloce, secondo un passo familiare. Contemporaneamente, il gatto – che una volta apparteneva alla ragazza – comincia ad innervosirsi: se è in casa chiede insistentemente di uscire, se è fuori vuole assolutamente rientrare, e graffia la porta. Anche qui, non riesco a credere alla storia, e ho paura che il dolore e la disperazione per la perdita di un caro portino a credere possibili anche i desideri piú incredibili. Non li biasimo: se avessi perso una figlia in quel modo, anch’io desidererei avvertirne la presenza, sapere che in qualche modo vive ancora.
La conversazione continua sullo stesso argomento: c’è una conoscente di mia nonna, una certa Erminia, che anni fa si trovò in una situazione di disagio economico, e fu costretta a vendere la casa. Ne comprò una molto piú piccola nel centro storico, per due soldi: era sempre sfitta e il proprietario se ne voleva liberare. Dopo poco tempo, la famiglia scoprì il motivo di tanta convenienza: in casa c’era un’anima in pena che, di notte, si lamentava e piangeva, rendendo il sonno difficile a tutti. I vicini raccontarono ad Erminia che, anni prima, quella casa era stata teatro di un delitto, e che un fascista soprannominato “Veleno” vi aveva ammazzato un poveraccio. Da allora, chiunque vi aveva soggiornato aveva passato notti agitate, ed aveva finito per andarsene. Erminia raccontò a mia nonna di come avesse ospitato un amico di famiglia, al quale non aveva raccontato nulla della vicenda. Costui si presentò a colazione il mattino successivo con una brutta cera, dicendo di aver dormito malissimo a causa di certi spifferi gelidi, delle coperte che cadevano in continuazione dal letto e di lamenti che sentiva provenire da qualche stanza vicina.
Sono impressionata dal racconto, eppure la mia mente continua ancora a cercare una spiegazione: l’esistenza dell’anima, la possibilità che essa rimanga intrappolata in un luogo, in caso di morte violenta; queste storie presuppongono cose enormi, cui non so se posso credere.
Mia madre nota il mio scetticismo, e mi ammonisce: “Saresti davvero così razionale, se ti trovassi in una situazione del genere?”
Allora mi viene in mente quella notte in cui, ospite in una vecchia casa, ero andata a dormire con la sgradevole sensazione di essere osservata, e mi ero poi svegliata di soprassalto nel cuore della notte, con l’immagine di qualcuno – o qualcosa – di orribile in piedi presso il mio letto, senza sapere se si trattasse di un incubo o della effettiva percezione di una presenza.
No, tutto sommato non credo che sarei così spavalda.
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Piccoli brividi…
Dubbiosi brividi!
Sebbene io mi consideri una persona razionale,che oltretutto non crede nemmeno che ci sia qualcosa dopo la morte in senso cristiano,credo a queste “presenze”. La zia di mio padre era una sorta di medium e mi ha sempre raccontato cose che fatico a spiegare con la logica.
Davvero? Devono essere storie interessanti, anche se di certo inquietanti. Sarebbe bello avere una spiegazione per certe cose che si possono percepire, ma cui non sempre la scienza dà una risposta.
Io dico sempre che nelle cose bisogna ritrovarci, siamo tutti bravi a fare i sapientoni con le gambe sotto al tavolino, come si dice da me.
Comunque così “a ghiaccio” mi sento di affermare di non credere a fenomeni del genere, anche se mi piacerebbe molto poter disquisire dell’esistenza più o meno comprovata dell’anima, ma credo che andrei abbondantemente fuori argomento.
Anch’io preferisco non credere a certe cose, e preferirei una rassicurante spiegazione scientifica.
Tuttavia, l’inquietudine rimane…
Nonostante tutto, anche se ci si considera persone razionali e non si crede in “certe cose”, sono sempre argomenti e storie affascinanti ed impatto, che agguantano la nostra umana ed inguaribile irrazionalità, lasciandoci interdetti, nel dubbio e facendoci sentire scossi, inquieti e dannatamente “vivi”
Proprio così. E non so se sia peggio provare paura, o rendersi conto di essere una credulona…
Inquietante!
Non garantisco affatto che sarei spavalda, ma sono sicura che avrei bisogno di vivere in prima persona un’esperienza che davvero non riesco a spiegare razionalmente, per riuscire a intaccare un poco il mio scetticismo.
Forse, di fronte a certe cose sarebbe meglio rimanere scettici e razionali…
senza inquietudine ci annoieremmo tutti. Ma io non riesco proprio a nutrire i rari dubbi… muoiono subito… tutto è così normale…
Hai ragione, l’inquietudine in fondo ci fa sentire vivi. Ma come fai a sostituire i dubbi con le certezze?