Articolo 48 della Costituzione della Repubblica Italiana
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
C’è una persona che sta male. Un anziano con una malattia degenerativa che lo costringe su una sedia a rotelle e gli nega quelle poche passioni che ha coltivato nella sua semplice vita: stare all’aria aperta, leggere, interessarsi di politica. Tutto il giorno sta a casa accudito dalla moglie, anche lei pensionata.
Quest’anno, preoccupato dalla grave situazione nazionale, ha espresso il desiderio di votare a casa, come in televisione dicono che sia suo diritto. La moglie è dunque subito andata ad informarsi in Comune, dove un solerte impiegato le ha detto che sarebbe stata necessaria la visita a domicilio e la compilazione di certi moduli da parte del medico ASL, tenendo a precisare che la prestazione avrebbe dovuto essere gratuita.
In paese ci sono due dottori che fanno questo servizio, nessuno dei quali è il medico curante degli anziani.
Dottore n.1: “Ma certo Signora che compilerò la dichiarazione per suo marito: venga pure nel mio studio!” Che è un messaggio nemmeno tanto velato per dire: “Sborsi 30 euro”.
Dottore n.2: “Suo marito non ha diritto proprio a niente, il voto a domicilio spetta solo a chi è attaccato al respiratore e suo marito non lo è. Se ci tenete tanto, affittate un’ambulanza e portatelo a votare con quella. Comunque ora ho da fare, verrò da voi quando avrò tempo”.
Manca una settimana al termine per la presentazione della domanda e nessuno sembra disposto a svolgere il proprio dovere.
La signora torna all’Ufficio elettorale, esponendo il problema e minacciando denunce nel caso non venga tempestivamente risolto. L’impiegato la rassicura, dicendole di tornare a casa e aspettare il medico.
Alle due del pomeriggio suona il campanello: è il Dottore n.2, visibilmente nervoso. Dà uno sguardo all’infermo e poi compila di malavoglia il certificato, sborbottando sul fatto che il malato volesse a tutti i costi votare a casa. A quel punto la moglie, esausta, replica di conoscere bene i propri diritti, e che il voto a domicilio spetta sì a chi dipende da apparecchiature elettromedicali e non può staccarsene, ma anche agli infermi, quale è evidentemente suo marito. Perché ostacolare in modo così evidente l’esercizio di un proprio diritto?
Il medico ammutolisce e si prepara ad andarsene. Sulla porta, però, non può fare a meno di sbottare in un: “Signora, lei è una rivoluzionaria, lo sa?!”
Immagino sia una storia vera. In ogni caso, verosimile; oggi l’Italia e’ anche questo: chi vuole per forza votare e’ un rivoluzionario…
Sì Barney, è una storia vera, purtroppo.
evviva i rivoluzionari!
ciao,
GB
Un saluto!
Viviamo affogando in questo schifo.
Bisogna pur tornare a galla.
Abbiamo bisogno di tante, piccole rivoluzioni private. E quello che più mi sconvolge è che si arrivi a chiamare “rivoluzione” il pretendere un proprio diritto, l’applicare la legge, il comportarsi secondo coscienza.
Manca il rispetto, manca il valore e la solidarietà. Manca tutto quello che è la democrazia e questi nostri giorni ce lo dimostrano!
Purtroppo devo darti ragione…
Ma se non viviamo più in dittatura, e attraverso le elezioni scegliamo il candidato/partito migliore a rappresentarci e governarci, perché il voto è segreto?
Non viviamo più in una dittatura, però… penso alle mafie che in certe regioni d’Italia chiedono prova di un voto a loro favore; penso ai piccoli paesi in cui ci si conosce tutti e in cui certi politici cercano di sapere se li hai votati o meno, per capire se collocarti tra i loro seguaci o tra gli oppositori.
La segretezza del voto è in fondo facilmente eludibile, ma cosa succederebbe se decidessimo che si debba votare in pubblico? Io continuo a sentirmi più tutelata dentro una cabina ben chiusa.
Ecco, di demagoghi di provincia mi curerei ben poco – mentre quello delle mafie è un problema ben più serio. Ma credo che, forse, proprio il poter gridare in pubblico, a tutti, la propria preferenza potrebbe essere un primo passo verso quella montagna di merda che si nutre di omertà. Sarebbe bello debellarle in un modo così civile e democratico.
In Italia, per ogni cosa, anche per la più semplice, per quella che ti spetta di diritto, devi penare. E se non urli, non ti ascolta nessuno.
Sembra di vivere in una giungla!
Leggo adesso il tuo post che ho un bel po’ di arretrati… Purtroppo sono notizie che non fa piacere leggere perché preferiremmo sapere che i nostri diritti e quelli degli altri sono tutelati. Alle scorse elezioni, qui c’era un tempo da lupi. Neve alta e freddo. Ho diversi vicini molto anziani, compreso mio padre è stato commovente vedere come fossero attaccati a questo loro diritto, ad esercitarlo e ci simo fatti in quattro per esaudirglielo. Forse queste persone hanno sofferto il fascismo, la guerra o forse, sono più semplicemente attaccati alla vita di tanti giovani assenteisti e menefreghisti.
Come te, penso che molta della passione che gli anziani hanno per la politica, l’attaccamento per il diritto al voto derivino proprio dal fatto di aver provato la dittatura. Loro sanno cosa vuol dire la guerra, l’autarchia, la povertà, il non avere diritti e sottostare ai soprusi del più forte. I miei nonni mi hanno sempre raccontato com’era il ventennio, e ancora oggi a tanta gente che invoca l’ “uomo forte” dicono: “ve la faremmo provare, la dittatura!”.
La lezione l’ho imparata bene, e tutte le volte che ci sono le votazioni, io vado. Anche ai referendum, perché c’è stata gente che ha lottato ed è morta per darmi questo diritto, e so che se non esprimo le mie preferenze, qualcun altro lo farà per me. Veder ostacolare un così importante diritto è stato un brutto spettacolo.
le istituzioni di questo povero martoriato paese, non meritano nemmeno uno straccio di umana pena.
A
Ma no, le istituzioni credo che vadano anche bene: sono gli uomini che le rappresentano che, troppo spesso, fanno pena.